L’anima che si dona: il dramma spirituale dietro “The Untamed” (parte I)

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La serie tv cinese The untamed – L’indomito, ha toccato in me delle corde molto profonde e antiche, quelle delle vite passate in cui il dolore e l’incapacità di sopportare le ingiustizie di cui sono stata (o stato) spettatrice, fautrice o vittima, mi hanno spinta a sostituirmi alla Giustizia fino al punto da ignorare i messaggi della mia anima e seguire una via più o meno oscura. Non c’è bisogno di essere “cattivi” per tradire l’anima, spesso le scelte che ci hanno fatto deviare sono anzi state fatte con le migliori intenzioni, come accade a Wei Wuxian, il protagonista di The untamed.

“Io, Wei Wuxian, desidero di poter eliminare il male e proteggere i deboli per il resto della mia vita. Mantenendo la coscienza pulita”.

screenshot Untamed

The Untamed: coltivazione spirituale, nucleo d’oro e il prezzo della via demoniaca

The Untamed (titolo originale Chén Qíng Lìng, 陈情令) è una serie televisiva cinese del 2019 ed è tratta dal romanzo Mo Dao Zu Shi (Il gran maestro della scuola demoniaca) di Mò Xiāng Tóng Xiù. Appartiene al genere xianxia, letteralmente "immortale eroico": un filone “fantasy” (metto le virgolette perché a mio sentire molto di ciò che oggi definiamo fantasy è in realtà un lontano ricordo di tempi antichissimi) ambientato in un’antica Cina immaginaria e popolata da clan di coltivatori spirituali, spade volanti, spettri e arti marziali sovrannaturali.

In questo filone trovo molti parallelismi con la spiritualità occidentale, ed è su questo che verte il mio articolo.

Ma sotto queste vesti, The Untamed è prima di tutto una storia sulla natura dell’anima, sulla tentazione del potere e sul prezzo che si paga quando si decide di sacrificare l’insacrificabile, ovvero la propria anima, per qualcun altro. Per capirla davvero, bisogna partire dal concetto che la regge dall'inizio alla fine: la coltivazione spirituale.

Cos'è la coltivazione spirituale

Nel mondo xianxia, la magia non è un dono esterno né uno strumento che si impugna come una bacchetta. È un processo interiore, lento, quasi monastico: la coltivazione (修炼, xiūliàn) è la pratica attraverso cui un essere umano raffina il proprio corpo e il proprio spirito tramite meditazione, esercizi energetici, studio dei testi sacri e disciplina morale, fino a sviluppare poteri che vanno dal volo alla guarigione, dal combattimento con armi spirituali al controllo di spettri e energie maligne, finanche all’immortalità.

Non è un percorso che si esaurisce in una scuola di magia, ma una via di perfezionamento che dura una vita intera, e che in teoria potrebbe non finire mai, perché i grandi coltivatori possono appunto raggiungere longevità straordinarie o persino l'ascensione. In The Untamed, questo percorso si svolge all'interno di grandi casate — il Clan Jiang, il Clan Lan di Gusu, il Clan Wen, il Clan Nie, il Clan Jin — ciascuna con le proprie regole, la propria tecnica di coltivazione e il proprio codice morale. Wei Wuxian, il protagonista, cresce nel Clan Jiang insieme al fratellastro Jiang Cheng e alla sorella adottiva Jiang Yanli, e viene poi mandato insieme a loro a perfezionare la propria formazione nel rigoroso Clan Lan, dove conosce Lan Wangji.

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Il nucleo d’oro: la sorgente dell'anima

Al centro di tutto questo sistema c'è un oggetto invisibile ma fondamentale: il nucleo d'oro (金丹, jīndān), che non è esattamente l’anima, ma che considerato dal punto di vista della spiritualità occidentale simbolicamente la rappresenta. Il nucleo d’oro è la struttura energetica concreta su cui si fonda l'intera pratica della coltivazione: una sorta di organo spirituale che ogni cultore forma dentro di sé attraverso anni di meditazione e addestramento e che funge da riserva e da motore della propria energia vitale e spirituale.

Senza nucleo d'oro non si può controllare il qi, non si possono usare armi spirituali, non si può volare sulla spada, non si può guarire né combattere gli spettri. È, in sostanza, l'equivalente interiore dell'identità di un coltivatore: ciò che lo rende ciò che è all'interno di quel mondo. E soprattutto — questo è il punto cruciale della serie — il nucleo d'oro non è rigenerabile. Una volta perso o donato, non si riforma. Chi lo perde non torna mai più al livello di prima: resta per sempre un coltivatore dimezzato, se non azzerato.

Questo dettaglio, apparentemente tecnico, è il cardine drammatico e filosofico di tutta la storia.

La trama, in breve

Sedici anni prima dell'inizio "presente" della serie, il mondo della coltivazione è dominato da cinque grandi clan. Wei Wuxian, allievo brillante e spirito libero del Clan Jiang, stringe una profonda amicizia con Lan Wangji, rigoroso discepolo del Clan Lan (nel romanzo sono innamorati, ma la loro relazione non ci interessa ai fin idi questo articolo), durante il periodo di addestramento condiviso ai Meandri delle Nuvole. Insieme scoprono che il capo del Clan Wen sta tramando per scatenare il caos sulle altre casate.

Durante la guerra che ne segue, accadono una serie di eventi catastrofici: il Clan Wen perseguita e massacra ingiustamente alcuni membri innocenti della sua stessa gente e Wei Wuxian si schiera per proteggerli, scontrandosi apertamente con gli altri clan. Nel momento più disperato di questo conflitto, Jiang Cheng — il fratellastro di Wei Wuxian — perde il proprio nucleo d'oro in battaglia. Per salvarlo dalla condanna a una vita di impotenza, Wei Wuxian sceglie di sacrificare il proprio nucleo per trapiantarlo in Jiang Cheng, a sua insaputa.

Privato della propria fonte di potere, Wei Wuxian viene catturato dal Clan Wen, torturato e abbandonato nelle Colline Funerarie, un luogo infestato e maledetto. È lì, ormai privo della via "ortodossa" alla coltivazione, che impara — per pura necessità di sopravvivenza — la coltivazione demoniaca: un metodo proibito che non richiede un nucleo d'oro, ma si nutre di risentimento, energia spettrale e cadaveri.

Da quel momento Wei Wuxian torna nel mondo come un cultore radicalmente diverso: potente, ma marchiato. Viene ostracizzato, accusato di crimini che non ha commesso, isolato dai suoi stessi affetti, fino a una battaglia finale catastrofica nella Città senza Notte. Sedici anni dopo, la sua anima viene richiamata in un altro corpo, e ritrova Lan Wangji: insieme i due indagheranno su una serie di misteriosi omicidi che li condurrà, episodio dopo episodio, a fare luce sulla verità di ciò che accadde davvero in quella guerra — e a restituire a Wei Wuxian la reputazione che gli era stata ingiustamente strappata.

Come un’anima pura può deviare: la via demoniaca

Wei Wuxian non diventa un coltivatore demoniaco per sete di potere, vendetta o oscurità interiore. Lo diventa per amore fraterno e per necessità: senza nucleo d'oro, l'unica strada che gli resta per non essere completamente impotente — per continuare a proteggere chi ama, per sopravvivere — è quella proibita. Questo è uno degli elementi più interessanti e disturbanti della serie: non sono la malvagità o l'ambizione a spingere verso la via oscura, ma il sacrificio, la disperazione e persino la generosità.

La coltivazione demoniaca, nell’impianto narrativo della serie, non è "cattiva" in sé per via di un’intenzione malvagia di chi la pratica, ma perché si nutre di fonti instabili e pericolose: rancore, energia di morti violente, cadaveri animati, emozioni negative concentrate. È un potere che funziona, e funziona bene, ma che si basa sullo stato d'animo di chi lo usa: più la mente è turbata, rabbiosa, disperata, più quel potere rischia di sfuggire al controllo e di trasformare chi lo esercita in qualcosa che non voleva diventare. Non è un caso che, lungo la serie, sia proprio Lan Wangji — ‘'uomo più ligio e ortodosso che esista nel mondo della coltivazione — a restare l’unico ancoraggio di Wei Wuxian alla propria lucidità, l'unico in grado di ricordargli chi è davvero quando il potere che porta dentro rischia di travolgerlo.

Il parallelo con la magia nera occidentale

Per un pubblico occidentale, la via demoniaca di Wei Wuxian ha più di un punto di contatto con l’idea tradizionale di magia nera o negromanzia: l'uso di cadaveri e spettri per ottenere potere, un sapere proibito che le autorità religiose e le scuole "ortodosse" condannano, e soprattutto un potere che si paga con la propria integrità, non con un prezzo esterno. Come nelle tradizioni occulte occidentali in cui il negromante rischia la propria anima o la propria sanità mentale evocando i morti, anche qui la coltivazione demoniaca corrode dall’interno chi la pratica: non lo rende un mostro nell'istante in cui la impara, ma lo espone a un rischio costante di perdita di controllo, lo isola socialmente, lo marchia come reietto agli occhi di una società che vede in quella pratica una minaccia, indipendentemente dalle intenzioni di chi la usa.

C'è però una differenza significativa rispetto a molta tradizione occulta occidentale, dove la magia nera è spesso legata a un patto, a un compromesso con entità esterne (demoni, spiriti, il diavolo) che chiedono qualcosa in cambio. Nella coltivazione demoniaca di The Untamed, il prezzo non lo richiede nessuno dall'esterno: è il potere stesso, nella sua natura, a essere instabile, e il vero pericolo non è un patto con qualcosa di malvagio, ma la possibilità che la mente di chi lo pratica — sotto il peso del dolore, della rabbia, dell'isolamento — finisca per cedere. È un male che nasce da dentro, non da un patto con qualcosa di esterno. In questo, la serie sposta l’accento dalla tentazione esterna alla fragilità interiore: il vero confine tra luce e ombra non è un giuramento con un’entità oscura, ma quanto a lungo si riesce a restare ancorati a sé stessi mentre si maneggia un potere che si nutre di sofferenza.

Perché il nucleo d'oro — l'anima — non si dovrebbe mai dare via

Ed è qui che la storia di Wei Wuxian diventa qualcosa di più di un fantasy d'azione: diventa una riflessione sul valore di sé.

Il nucleo d’oro, nell'universo xianxia, non è semplicemente "energia magica": è l’equivalente più vicino a unanima coltivata, la sintesi di anni di disciplina, identità e potenziale di una persona. È irripetibile, non sostituibile, non rigenerabile. Donarlo significa svuotarsi di una parte di sé che non si potrà mai più recuperare — non un oggetto che si presta, ma una parte costitutiva dell'essere che si rinuncia per sempre.

Wei Wuxian lo fa per amore verso il fratello, in un gesto che la serie non condanna sul piano emotivo — è un atto di generosità assoluta — ma che mostra, con tutta la durezza delle sue conseguenze, quanto possa essere pericoloso e moralmente ambiguo annullare se stessi per un altro, anche per le ragioni più nobili. Jiang Cheng non sa nulla del sacrificio quando lo riceve, e questo rende il gesto ancora più radicale: non è un dono negoziato, è un’auto-cancellazione silenziosa. Wei Wuxian sceglie per Jiang Cheng togliendogli di fatto il libero arbitrio.

Il messaggio implicito non è che proteggere chi si ama sia sbagliato — è il cuore pulsante della storia — ma che esiste una linea oltre la quale il sacrificio smette di essere generosità e diventa una forma di autodistruzione che ricade, inevitabilmente, anche su chi resta. Si può dare moltissimo di sé per qualcuno: tempo, forza, protezione, persino la propria felicità. Ma la propria essenza, la propria anima, va protetta e custodita sempre, mai data via, per nessuna ragione.

[continua nel prossimo post]

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